Enrosadira, quando le Dolomiti esprimono poesia

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Enrosadira, il fenomeno spettacolare che interessa le nostre amate Dolomiti, è quel colore che avvolge e affascina le nostre vette all’alba e al tramonto. Enrosadira, il nome è già una poesia.  Assistere all’evento è un dono al cuore, indimenticabile.

Enrosadira, l’anima delle Dolomiti.

L’ Enrosadira è un evento unico nel suo genere. Si assiste sulle Dolomiti grazie alla particolare composizione della sua roccia, la dolomia, composta di carbonato di calcio e magnesio, elementi che accentuano la riflettività dei raggi di sole. Un fenomeno che non ha eguali con nessun altro tipo di roccia.

Due sono i momenti in cui si può ammirare: all’alba sulle pareti rivolte a est e al tramonto su quelle rivolte a ovest. Le tonalità di colori, tra il rosa e il rosso vivo, variano ogni volta, in funzione dei cambiamenti meteo e della stagione.

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Per raccontare il fascino dell’Enrosadira occorre partire da lontano, da Re Laurino, il re dei nani, figura leggendaria. La sua storia si attesta intorno al 1100 tra le popolazioni di lingua tedesca.

La Leggenda di Re Laurino

La leggenda narra dell’amore di Re Laurino per la bella Künilde, sorella di Dietleib, uno dei compagni di Teodorico, re degli Ostrogoti.

Il Re Laurino rapì la bella fanciulla e la portò con sè nel suo regno dei nani, che giaceva sottoterra. Il magico regno di Laurin ospitava all’ingresso uno stupendo giardino di rose. La leggenda racconta che a proteggere il regno fosse un magico filo di seta.

Un giorno, per liberare la dolce Künilde, Teodorico mosse guerra al regno di Laurino e lo fece prigioniero con tutti i suoi nani. Prima di arrendersi, però, Laurin con l’ausilio delle sue arti magiche, nascose il suo regno e l’incantato giardino di rose. Famose furono le sue parole: “voglio che nessuno possa vedere le mie rose, nè di giorno nè di notte”. Dimenticò però di menzionare il crepuscolo!  Fu così che all’alba e al tramonto i riverberi del sole inondarono con la propria luce il suo mirabile roseto fatato.

Questa è la saga tramandata nelle valli ladine per ricordare l’origine e la magia che si cela dietro al colore delle Dolomiti all’alba e al tramonto, avvolte dai raggi di sole.

Enrosadira e le rose

Enrosadira deriva dalla parola ladina rosadüra o enrosadöra e significa “diventare di color rosa“.
La rosa per il suo colore è il fiore che più spesso viene celebrato nelle centinaia leggende e racconti del mondo ladino delle Dolomiti. Le saghe del magico giardino delle rose sono un motivo ricorrente in tutta la cultura alpina, perché come dice Ulrike Kindl, esperta e studiosa di tradizioni popolari, “è un luogo di eterna primavera, dolce e paradisiaco, ma si cela inaccessibile fra rocce e ghiacciai, ed è visibile solo nel sogno“.

Poesia e magia dell’Enrosadira

Basta questa considerazione per comprendere come l’Enrosadira sia un fenomeno naturale capace di evocare il sogno. Quando ammiriamo le pareti rocciose, la nostra immaginazione viene rapita in quei luoghi magici celati tra le imponenti rocce dolomitiche. E’ un esperienza da vivere, che ci aiuta a ritornare a noi stessi, nel nostro “giardino delle rose“, l’eden in cui fiorisce l’eterno amore  sacro e profano – per la vita e la natura più bella.

 

“dabi ain scoenez gertelin darumbe ein vadem sidin”
(dal medio alto tedesco: “era un delizioso giardinetto, circondato da un filo di seta”)

 

Enrosadira, l’anima delle Dolomiti

L’Enrosadira è il ricordo di quel tempo perduto, che la stessa tradizione ladina delle Dolomiti celebra in più varianti, come quella de le rose del ricordo. Si celebra così il fulgore delle montagne che ci riporta agli antichi insegnamenti di come vivere la natura che ci circonda, rispettandola, amandola.

Noi Hotel Sassongher amiamo la poesia che l’Enrosadira sprigiona. Per quanto abituati al fenomeno, ogni volta rimaniamo incantati ed attoniti verso questa meraviglia della natura.

 

L’Enrosadira è il nostro momento.
Quel tempo e spazio,
incantevole e inviolabile,
circondato da “un prezioso filo di seta aurea”.

 

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